Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia

Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia: la Commissione UE supporti con misure ad hoc le specificità degli immobili in ItaliaSemplificazione delle procedure di accesso ai fondi europei 

Intendendo ridurre i consumi energetici nell’UE, la Commissione propone una nuova Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia con parametri da A (più efficiente) a G (meno efficiente). Secondo le negoziazioni in corso nella commissione ITRE del Parlamento europeo, gli immobili residenziali dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 01/01/2030 e la D entro il 2033.

Questi obiettivi sono irrealizzabili in Italia, poiché il 74 % degli immobili italiani è antecedente la normativa sul risparmio energetico. Inoltre, moltissimi immobili storici non beneficiano della tutela dei beni architettonici, pertanto i costi di ristrutturazione sarebbero insostenibili.

Si stima che, dei 12,2 milioni di edifici residenziali italiani, oltre 9 milioni non potrebbero garantire le nuove performance energetiche, anche per le tempistiche troppo stringenti.

Vi è una larga diffusione della proprietà immobiliare e di un parco immobiliare datato in Italia.

L’obbligo d’efficientamento energetico degli edifici voluto dall’UE comporterà costi troppo elevati per i cittadini e il rischio di una perdita di valore delle abitazioni che non rispetteranno i nuovi requisiti.

Le nuove regole sulle prestazioni energetiche imporrebbero la ristrutturazione urgente di due case su tre, mettendo in ginocchio milioni di famiglie italiane.

Ciò premesso, può la Commissione dire se intende adottare misure di supporto dirette e/o indirette, anche finanziarie, affinché siano rispettate le peculiarità nazionali dei parchi immobiliari e salvaguardate le capacità finanziarie dei proprietari? Se sì, quali?

Presentazione: 30.1.2023


La Commissione europea invita gli onorevoli deputati a considerare che l’articolo 16 sia della proposta della Commissione sia dell’emendamento di compromesso della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) definiscono nuovi criteri per stabilire classi degli attestati di prestazione energetica. Su tale base, solo il 30 % circa degli edifici residenziali – molto meno del 74 % – sarà soggetto alle norme minime di prestazione energetica negli Stati membri, quindi anche in Italia. Una quota significativa, inoltre, potrebbe essere esentata conformemente ai criteri stabiliti sia nell’articolo 9 della proposta della Commissione (ad esempio, edifici di valore storico o protetti, quali definiti a livello nazionale, edifici utilizzati per non più di quattro mesi all’anno e altri ancora) sia nel testo della commissione ITRE.

La proposta è parte integrante di un quadro generale di sostegno dell’UE. Il dispositivo per la ripresa e la resilienza sostiene investimenti significativi nella ristrutturazione degli edifici sino al 2026. Nell’ambito dell’attuale quadro finanziario pluriennale sono disponibili fondi dell’UE a titolo di diversi programmi che assegnano priorità agli edifici e alle ristrutturazioni. Il Fondo sociale per il clima mobiliterà fino a 65 miliardi di EUR in aggiunta a un 25 % di cofinanziamenti degli Stati membri per il periodo 2026-2032.

Nel rispetto delle specificità nazionali, gli Stati membri sono tenuti a utilizzare tali fondi destinandone le risorse finanziarie ad azioni ad alto impatto, ad esempio puntando a ristrutturare gli edifici con le prestazioni peggiori e aiutando le persone a migliorare le condizioni delle proprie abitazioni e a risparmiare sulle bollette energetiche.

Il sostegno concesso dagli Stati membri ai cittadini per le abitazioni private non è considerato aiuto di Stato. La disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia e il regolamento generale di esenzione per categoria consentono agli Stati membri di sostenere gli investimenti delle imprese volti a migliorare la prestazione energetica nell’edilizia.

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